Dove la storia incontra il corpo
Il sistema nervoso è il luogo in cui l’esperienza diventa corpo.
È ciò che ci permette di percepire il mondo, di orientarci, di entrare in relazione, di proteggerci e di tornare a sentirci al sicuro.
Non registra solo ciò che accade, ma come lo viviamo.
Per questo due persone possono attraversare eventi simili e sviluppare risposte molto diverse: ogni sistema nervoso è unico, modellato dalla storia, dall’ambiente e dalle relazioni.
Quando l’esperienza è sostenibile, il sistema nervoso tende naturalmente alla regolazione.
Quando invece qualcosa è stato troppo intenso, troppo precoce o troppo prolungato, il corpo organizza risposte di sopravvivenza per garantire sicurezza.
Regolazione e dis-regolazione
Il sistema nervoso non è pensato per essere sempre calmo.
È progettato per muoversi: tra attivazione e quiete, tra apertura e protezione, tra contatto e ritiro.
La salute non è assenza di stress, ma capacità di tornare.
Tornare a orientarsi nel presente, a sentire il corpo, a distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è più.
Quando questa capacità è compromessa, possono emergere stati di iper-attivazione o di spegnimento: ansia persistente, difficoltà a riposare, senso di allarme costante, intorpidimento, disconnessione dal corpo o dalle emozioni.
Questi stati non sono difetti, ma adattamenti intelligenti.
Il trauma come processo fisiologico
In una prospettiva somatica, il trauma non è definito dall’evento in sé, ma da ciò che il sistema nervoso non ha potuto completare.
L’energia mobilitata per proteggersi (l’impulso a fuggire, a lottare, a orientarsi) può rimanere in sospeso quando non ci sono state le condizioni per portare a termine la risposta. Nel tempo, questo può tradursi in tensioni croniche, rigidità, reazioni automatiche o perdita di vitalità.
Il trauma, quindi, non vive nel ricordo narrativo, ma nella fisiologia.
E la sua risoluzione non avviene forzando il corpo a rivivere il passato, ma creando le condizioni perché il sistema nervoso possa riorganizzarsi qui e ora.
Presenza, sicurezza e finestra di tolleranza
Perché il sistema nervoso possa trasformarsi, è necessario restare entro una finestra di presenza: uno spazio interno in cui l’esperienza è sentita ma non travolgente.
Quando c’è sufficiente sicurezza, il corpo può rallentare, sentire, oscillare tra stati diversi senza perdersi. Questa oscillazione — tra attivazione e stabilità, tra difficoltà e risorsa — è ciò che permette l’integrazione.
La regolazione non avviene tutta insieme.
Avviene per piccoli passaggi, per onde, per aggiustamenti progressivi.
Dal controllo alla relazione
Questo approccio non chiede al sistema nervoso di essere controllato, corretto o normalizzato.
Chiede di essere incontrato.
Quando il corpo sente che non deve difendersi, può iniziare a fidarsi.
E quando la fiducia cresce, diventa possibile accedere a risorse più profonde: chiarezza, vitalità, confini, capacità di scelta.
In questo senso, lavorare con il sistema nervoso significa sostenere una relazione più gentile e consapevole con sé stesse.
Non per eliminare le risposte di protezione, ma per ampliarne la flessibilità.
Un orientamento, non una tecnica
Il sistema nervoso non segue protocolli rigidi.
Risponde al tempo, al ritmo, alla qualità della presenza.
Questo lavoro non cerca di spingere il corpo oltre i suoi limiti, ma di accompagnarlo a riconoscere quando può muoversi, quando può fermarsi, quando può tornare a sentire.
È così che, gradualmente, ciò che era rimasto bloccato può trovare spazio.
E la vita può tornare a scorrere con maggiore continuità.
